Intervista a cura di Padre Prince Augustin, CSsR
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Fratello Jeffrey Rolle CSsR, primo Fratello Consultore Generale della Congregazione del Santissimo Redentore, racconta la sua storia vocazionale, che parte da un’isola dei Caraibi e arriva fino a Roma.
L’infanzia a Dominica
Jeffrey Rolle nasce e cresce a Dominica, un’isola dei Caraibi dove la fede cattolica è profondamente radicata. La sua famiglia, devota e impegnata, gli trasmette valori cristiani che diventeranno il fondamento della sua vita. Sin da bambino, Jeffrey entra in contatto con i Redentoristi, che gestiscono la parrocchia locale. La loro presenza costante, la vicinanza alle persone e la semplicità nel vivere il Vangelo lo colpiscono profondamente.
Il primo passo verso la Congregazione
Il suo coinvolgimento attivo nella comunità parrocchiale inizia quasi per caso: un giorno una catechista anziana gli chiede di sostituirla nella lezione di religione la domenica mattina. Questo piccolo gesto segna l’inizio del suo percorso. Jeffrey si unisce al comitato parrocchiale e, grazie all’incontro con un confratello in tirocinio pastorale, Glennville Joseph, riceve l’invito a entrare nella Congregazione del Santissimo Redentore.
“I Redentoristi erano così accessibili e amichevoli. È stato vedere il loro lavoro che mi ha ispirato a unirmi a loro.” ricorda Fratello Jeffrey Rolle.
Un periodo di transizione
Jeffrey entra in Congregazione in un momento di ristrutturazione: i Redentoristi belgi, presenti a Dominica dal 1902, in diminuzione delle vocazioni, stanno trasferendo la responsabilità pastorale alla Provincia di Baltimora. Questo cambiamento lo porta a completare la sua formazione iniziale negli Stati Uniti, dove ha l’opportunità di confrontarsi con una realtà diversa e arricchente.
La scelta di essere fratello
Inizialmente, Jeffrey aspira a diventare sacerdote, il modello che vedeva ogni giorno nella sua parrocchia. Tuttavia, durante gli studi di filosofia, scopre la vocazione del fratello redentorista. Si rende conto che questa strada si adatta meglio alla sua personalità, orientata alle relazioni e al contatto diretto con le persone. Così, dopo la laurea in filosofia, sceglie di diventare fratello, convinto che anche in questa vocazione si possa servire Dio e la Chiesa con piena dedizione.
“Ho capito che non c’è bisogno di essere prete per essere un Redentorista. La mia vocazione era quella di fratello, e l’ho abbracciata con gioia.”— Fratello Jeffrey Rolle
Una vocazione “nascosta” che diventa visibile
Fr. Jeffrey sottolinea come, in passato, i fratelli fossero spesso considerati una figura secondaria, quasi “nascosta” all’interno della Congregazione. La sua esperienza è stata diversa: incoraggiato dai superiori, ha proseguito gli studi ottenendo due master, in studi pastorali e in psicologia clinica e counseling pastorale. Questo percorso ha dimostrato che la vocazione del fratello può essere altrettanto ricca e visibile quanto quella sacerdotale.
Il fratello come “missionario di speranza”
Per Jeffrey, il fratello redentorista è un “missionario di speranza”, chiamato a incontrare le persone a un livello umano e genuino. Il suo ruolo non è solo di supporto, ma di testimonianza attiva del Vangelo attraverso la compassione, l’ascolto e la vicinanza. In un mondo sempre più complesso, la presenza dei fratelli diventa un segno tangibile dell’amore di Dio per ogni persona.
“Il fratello è un missionario di speranza. Il suo compito è stare accanto alle persone, ascoltarle e testimoniare il Vangelo con la propria vita.”
— Fratello Jeffrey Rolle
Consultore generale a Roma
Nel 2009, fr. Jeffrey viene chiamato a servire come Consultore generale a Roma, un ruolo di grande responsabilità all’interno della Congregazione. Nonostante l’importanza della posizione, lui vive questo incarico come un servizio, senza mai perdere di vista l’essenziale: la missione redentorista.
Il ritorno a Dominica
Dopo anni trascorsi all’estero, Fratello Jeffrey Rolle fa ritorno nella Provincia di Baltimora e viene inviato a Dominica, la sua isola natale. Qui, riprendendo il ministero tra la gente e svolgendo attività di counseling, ritrova la gioia di stare accanto alle persone e di condividere la loro vita quotidiana. Questo ritorno rappresenta per lui una riconnessione con le proprie radici e una conferma della sua vocazione: servire gli altri con amore e semplicità.