San Gerardo Maiella: vicino a Dio, vicino alla gente

San Gerardo Maiella: vicino a Dio, vicino alla gente

Testo basato sull’intervista a p. Sabatino Majorano, C.Ss.R., pubblicata in video sul canale YouTube di Scala News.

Perché un anno speciale dedicato a San Gerardo?

Padre Sabatino Majorano individua tre ragioni fondamentali. La prima è il ringraziamento: l’anno speciale invita i redentoristi a rendere grazie per il carisma ricevuto, un carisma di grande profondità spirituale che figure come San Gerardo hanno vissuto fino in fondo. La seconda ragione riguarda la natura della comunità redentorista, che non è monolitica ma una koinonia — una comunione di vocazioni diverse: sacerdotale, diaconale e laicale. Gerardo incarna proprio questa pluralità e richiama le comunità ad aprirsi al mondo di oggi in maniera costruttiva. La terza ragione è storica: il fratello laico redentorista non è mai stato semplicemente il “casalingo” della comunità, ma colui che la incarnava nel tessuto sociale. Seguendo Sant’Alfonso — che invitava a seguitare il Redentore, cioè a continuare la sua opera — i fratelli laici erano il volto della vicinanza al popolo, condividendone linguaggio, preoccupazioni e vita quotidiana.

Le tappe del cammino vocazionale di Gerardo

Prima di entrare nel merito, p. Majorano sottolinea l’importanza di conoscere bene le fonti su San Gerardo: la raccolta di documenti stimolata da Sant’Alfonso e raccolta da padre Caione, le deposizioni al processo di beatificazione e la tradizione popolare. Quest’ultima, pur preziosa, non deve prevalere sulle altre: occorre restituire al popolo la conoscenza autentica del santo.

Tre sono i momenti decisivi del suo percorso vocazionale. Il primo è la giovinezza: Gerardo lavora da giovanissimo per sostenere la madre rimasta vedova, mostrando quella capacità dei giovani di assumere responsabilità con fiducia nella provvidenza. Il secondo momento è l’esperienza eremitica, vissuta per due o tre mesi e che non lo soddisfa: Gerardo sente di volere qualcosa di più, la vita in comunità consacrata. Il terzo momento è l’incontro con la missione redentorista: vedere come i padri vivevano l’esperienza missionaria come un’esperienza comunitaria con il popolo — incarnazione e evangelizzazione insieme — fu determinante per la sua scelta definitiva.

“Voglio ciò che Dio vuole”: un sì di pienezza

San Gerardo scrisse sulla porta della sua stanza: “Qui si fa la volontà di Dio”. Per comprendere questa celebre espressione di Gerardo, p. Majorano richiama una frase di Sant’Alfonso nella sua opera La condotta ammirabile della divina provvidenza: “La gloria di Dio è l’uomo felice, la volontà di Dio è la felicità dell’uomo.” Gerardo aveva capito questo profondamente: il suo sì alla volontà di Dio non è una rinuncia, ma una realizzazione piena. Conformarsi a Cristo, che ci ha rivelato la via della felicità vera, non è altro che cercare la propria piena realizzazione.

Il rapporto con Sant’Alfonso e l’episodio della calunnia

Tra Gerardo e Sant’Alfonso vi era una stima profonda e reciproca. Quando una giovane donna mosse contro Gerardo una falsa accusa — probabilmente per gelosia — Sant’Alfonso, pur prendendo inizialmente decisioni severe (il richiamo, la penitenza, la temporanea privazione dell’abito), non perse mai la fiducia in lui. Non appena l’accusatrice si pentì e scrisse ad Alfonso per ritrattare, questi riabilitò pienamente Gerardo, inviandolo a Napoli come compagno di padre Margotta: un gesto di massima fiducia. Poco prima di morire, Alfonso chiese a padre Caione di raccogliere le memorie su Gerardo, a testimonianza della stima che nutriva per lui.

L’amicizia con Madre Celeste Crostarosa

Gerardo e Madre Celeste erano entrambi persone d’azione e mistici nel profondo. Si incontravano in quella dimensione di mistica centrata nella carità di Dio. Gerardo considerava il monastero di Foggia come una seconda casa, vi si recava regolarmente e aveva ottenuto il permesso di incontrare anche le giovani in formazione. Procurava vocazioni per quel monastero e si preoccupava che le ragazze povere non fossero escluse per motivi economici, indirizzandole a Madre Celeste che non poneva condizioni di dote.

Gerardo e la vita: patrono delle mamme e dei bambini

La devozione popolare ha consacrato Gerardo come protettore delle madri e dei bambini, e la “sala dei fiocchi” del santuario di Materdomini — un salone pieno di fiocchi portati dai genitori in segno di ringraziamento — ne è la testimonianza più viva. Questa devozione nasce dalla spontaneità e dalla vicinanza di Gerardo alle famiglie. Un episodio emblematico: un suo amico di Muro Lucano, la cui moglie attraversava una gestazione difficile, raccontò che quando Gerardo posava la mano sul grembo della donna, il bambino si muoveva. La nascita avvenne serenamente e il bambino fu chiamato Gerardo in suo onore. Questo aspetto è stato riconosciuto anche da San Giovanni Paolo II, che in occasione del centenario della beatificazione scrisse ai redentoristi sottolineando l’impegno di Gerardo e dei suoi devoti in difesa della vita.

Solidarietà verso i poveri

Gerardo aveva, fin da ragazzo, una naturale inclinazione verso i poveri e chi si trovava in difficoltà. Durante il rigido inverno del 1755 distribuì tutto ciò che era disponibile in casa, nonostante le proteste dei confratelli. Le sue lettere rivelano anche un aspetto insolito: non esitava a fare raccomandazioni— pratica comune nel Meridione dell’epoca — per aiutare chi cercava lavoro, scrivendo ai nobili e ai principi.

Il messaggio di Gerardo per oggi

P. Majorano individua tre messaggi fondamentali. Il primo: trasformare la sofferenza in missione, con la fiducia che Dio vuole la nostra felicità e che può trasformare il dolore in un passo verso la resurrezione. Il secondo: conservare la gioia di vivere. Gerardo era triste solo davanti al peccato; in tutto il resto irradiava allegria e comunicava agli altri un senso, un perché, una speranza. Il terzo: la bellezza dell’amicizia. Citando Papa Francesco, p. Majorano ricorda che il credente è chiamato a mettere il cuore in tutto ciò che fa, a creare rapporti veri, a trasformare la diversità in reciprocità per camminare insieme. Lo testimonia una lettera che Gerardo scrisse dal letto di morte, con grande fatica, per incoraggiare una giovane alla fedeltà alla vocazione, cominciando con le parole: “Mi pesa tanto scrivere, e da questo capisci quanto ti voglio bene.”

Il ruolo dei fratelli laici nelle missioni itineranti

Nel progetto originario di Sant’Alfonso, le missioni erano vissute in comunità: padri e fratelli si spostavano insieme. I fratelli laici avevano il compito fondamentale di creare ponti con la gente, di condividerne la vita quotidiana, rendendo possibile poi l’avvicinamento dei padri. Di Gerardo, il padre Caparo disse che “valeva più di un’intera compagnia di missionari”, per la sua straordinaria capacità di ridestare nelle persone il desiderio di incontro con Dio.

Un impegno per i redentoristi oggi

P. Majorano conclude con un appello ai confratelli su tre fronti. Innanzitutto, approfondire la conoscenza autentica di Gerardo, andando oltre l’aspetto miracolistico per riscoprirne la profondità spirituale. In secondo luogo, farlo conoscere, perché la cultura di oggi ha bisogno di testimoni vivi con cui confrontarsi. Infine, tre dimensioni interiori: custodire e sviluppare il dono carismatico ricevuto; rafforzare il senso comunitario, non nel fare ma nel vivere insieme; e approfondire la vocazione laicale come componente essenziale della comunità, che permette alla presenza redentorista di essere davvero casa in cui la gente si sente accolta, ascolta la Parola e incontra il Signore.

G. Ruszaj CSsr