Giovedì 11 giugno 2026, nella Sala Teatro del Santuario di san Gerardo in Materdomini ha avuto luogo un Convegno di Studio, dal titolo San Gerardo Maiella Testimone del Redentore ed evangelizzatore degli abbandonati, nel solco del carisma alfonsiano.
Il Tricentenario Gerardino, iniziato il 6 aprile 2026 e programmato fino al 4 aprile 2027, aveva bisogno di un momento di studio come questo, insieme a tante altre celebrazioni ed eventi di vario genere. In realtà era dal 1993 che non ci si soffermava a riflettere in modo così significativo sulla testimonianza e il messaggio spirituale che un santo così popolare come Gerardo Maiella riesce ancora oggi a trasmettere: non solo attraverso la pietà popolare e le manifestazioni di affetto che ancora oggi tanta gente gli riserva, ma anche su ciò che ha ancora da dirci oggi, in tempi così lontani dai suoi.
Il titolo era già di per sé eloquente, e si prestava ad una lettura del percorso esistenziale di Gerardo da più punti di vista: da quello semplicemente spirituale a quello biblico, per finire con quello ecclesiologico e morale.
I relatori che si sono succeduti hanno risposto pienamente alle attese: la professoressa Filomena Sacco, ricostruendo l’ambiente storico del tempo in cui ha vissuto san Gerardo, è riuscita nell’intento di convincere tutti che i nostri tempi, pur così diversi, non sono migliori né peggiori del XVIII secolo, essendo chiamata ogni generazione a rendere semplicemente più umano il pianeta Terra, ed essendo gli “abbandonati”, quelli a cui sant’Alfonso e san Gerardo diedero la loro risposta generosa, la misura vera di una dedizione generosa. Anche oggi c’è bisogno del “coraggio del presente”, lasciandosi guidare dall’amore di Dio che questi santi hanno incarnato in termini di misericordia e di zelo missionario.
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Mons. De Luca ha messo in luce il cammino spirituale percorso da san Gerardo, che in una costante ricerca di uniformità alla volontà di Dio, è divenuto sempre più discepolo vero del Redentore, facendo della Regola il suo libro di vita: singolare che l’unico momento in cui Alfonso e Gerardo si siano incontrati sia stato quello della calunnia, in cui il secondo fu coinvolto, dove fu proprio Gerardo a testimoniare la sua fedeltà alla Regola in termini di muta obbedienza. La spiritualità di Gerardo si rivela anche in questa occasione fondamentalmente cristocentrica, modellata anche da libri spirituali che in quel tempo aiutavano a costruire in modo sempre più solido una relazione interiore tra Gesù Cristo e il discepolo.
Da parte sua p. Antonio Di Masi ha svolto un tema apparentemente ostico. Vale a dire la risonanza della Parola di Dio nella vita e negli scritti spirituali di san Gerardo. “Ostico” perché come sappiamo l’accesso diretto alle Sacre Scritture era praticamente impossibile per uno come Gerardo Maiella. Alla Vulgata accedevano solo quelli che avevano fatto gli studi superiori, agli altri era vietata la lettura della Bibbia tradotta in lingue moderne. E pur tuttavia la risonanza della Parola, mediata dai libri di spiritualità in voga in quel secolo, consolidata dalle pratiche ascetiche, ha finito per delineare in Gerardo quella copia conforme di Cristo crocifisso che la liturgia rievoca nella Colletta della sua memoria. E per suscitare quella decisione che ha costituito la chiave di volta della sua esistenza: “Vado a farmi santo!” Un proposito radicalmente biblico.
È toccato poi al p. Sabatino Majorano presentare san Gerardo come protettore della vita nella natalità e nella neonatalità. Lo ha fatto, a partire dai dati che più direttamente provengono dalle Fonti Gerardine, piuttosto che dal profilo del santo proposto più o meno liberamente da certe biografie del santo. E quei dati confermano la capacità di Gerardo di farsi “grembo” della vita (per usare una immagine di papa Leone XIV in una lettera indirizzata alla Chiesa lucana in occasione di questo Tricentenario), nelle sue varie manifestazioni di debolezza e fragilità. Il suo è stato uno stile di prossimità e di amicizia, che oggi andrebbe riscoperto, affinché la nostra cultura metta la maternità al centro, diventi una cultura di accoglienza e non di emarginazione, dando alla donna quel rispetto e quella premura che in san Gerardo si sono incarnati così chiaramente.
Un grazie infine va riservato a Sua Eccellenza Mons. Pasquale Cascio, Arcivescovo di Sant’Angelo dei Lombardi – Conza-Nusco-Bisaccia, che ha promosso l’idea del Convegno e ne ha seguito la preparazione, facendosene anche moderatore.
L’evento ha avuto già il suo “premio” in una bella e numerosa affluenza. Ora aspetteremo con fiducia la pubblicazione degli Atti.
P. Serafino Fiore, CSsR